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	<title>B-Side consulenza web marketing strategie internet marketing</title>
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		<title>Stumble Upon</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 10:54:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Al termine della scorsa estate, magari dalla sdraio in riva al mare, qualcuno di voi avrà letto una notizia sicuramente sorprendente: negli States un social network aveva superato il traffico di Facebook. La notizia può sembrare fantascientifica ad un italiano, abituato al dominio incontrastato dei giganti del web quali Google, Facebook o Youtube. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-41" title="stumble" src="http://www.beside.it/wp-content/uploads/2012/05/stumble-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Al termine della scorsa estate, magari dalla sdraio in riva al mare, qualcuno di voi avrà letto una notizia sicuramente sorprendente: negli States un social network aveva superato il traffico di Facebook. La notizia può sembrare fantascientifica ad un italiano, abituato al dominio incontrastato dei giganti del web quali Google, Facebook o Youtube. Ma in America la composizione di chi si divide la torta è un po&#8217; più variegata, tanto da consentire a Stumble Upon di superare il traffico della creatura di Zuckerberg. Secondo Statcounter da agosto il traffico web generato da Stumbleupon.com è superiore a quello marchiato Facebook: si parla di un 50,74% di tutto il traffico generato dai social network, con Facebook arretrato fino al 38,6%. Su base mondiale la situazione si riequilibra: Zuckerberg batte Garrett Camp (fondatore di StumbleUpon dimissionario proprio in questi giorni) 59,7% a 28,09%. Va detto, ad onor del vero, che il sistema non è in grado di analizzare i dati protetti da secure server: tutti quelli che utilizzano facebook preceduti dall&#8217;https non sono quindi conteggiati in queste statistiche.<br />
Ma tornando a bomba all&#8217;argomento cui è dedicato questo articolo, cos&#8217;è realmente Stumble Upon? Ha senso un paragone con Facebook?<br />
Il sito creato da Garrett Camp, più che un social network nel senso tradizionale del termine, è una piattaforma di social bookmarking, uno di quesi siti cioè che consentono di dichiarare i propri gusti online segnalando i siti web graditi e quelli invece ritenuti meno interessanti. Il tutto è basato su una piattaforma che, dopo aver dichiarato i propri gusti in fase di iscrizione, ci segnala siti web correlati alle nostre scelte: sta a noi votarli con una sorta di like (pollice alto) o dislike (pollice verso).<br />
Si tratta insomma di una piattaforma piuttosto interessante che, tuttavia, in Italia non ha ancora trovato un spazio adeguato.</p>
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		<title>Sherry Turkle Insieme ma soli</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 21:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sherry Turkle è stata definita &#8216;l&#8217;antropologa del cyberspazio&#8217;. Psicologa, una cattedra in sociologia della scienza al MIT, il Massachussets Institute of Technology di Boston, Turkle sta emergendo come un vero e proprio punto di riferimento per l&#8217;esplorazione del cosiddetto pensiero digitale. &#8220;Insieme ma soli&#8221; è il suo ultimo libro, uscito in realtà all&#8217;inizio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-35" href="http://www.beside.it/2012/05/sherry-turkle-insieme-ma-soli/sherryturkle/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-35" title="sherryturkle" src="http://www.beside.it/wp-content/uploads/2012/05/sherryturkle-120x150.jpg" alt="" width="120" height="150" /></a>Sherry Turkle è stata definita &#8216;l&#8217;antropologa del cyberspazio&#8217;. Psicologa, una cattedra in sociologia della scienza al MIT, il Massachussets Institute of Technology di Boston, Turkle sta emergendo come un vero e proprio punto di riferimento per l&#8217;esplorazione del cosiddetto pensiero digitale. &#8220;Insieme ma soli&#8221; è il suo ultimo libro, uscito in realtà all&#8217;inizio del 2011, ma decisamente attuale ed avvincente. Ci parla di una comunicazione vista come antitesi del pensiero, di comunità virtuali che, in realtà, sono un insieme di solitudini, dell&#8217;incapacità di stabilire e privilegiare relazioni vere, a cui preferiamo conversazioni insoddisfacenti. Perchè ci aspettiamo sempre di più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri è il sottotitolo del libro. Perchè allontaniamo le frustrazioni. Perchè preferiamo ripiegarci su noi stessi e non ci accorgiamo più del contesto reale in cui si svolgono le nostre vite.</p>
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		<title>Facebook acquista Instagram</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La storia è più o meno sempre la stessa: la Silicon Valley, due trentenni geniali e determinati, giunti inevitabilmente (nelle biografie &#8216;a posteriori&#8217; di solito non la si può che vedere così) al successo grazie a genio, creatività e costanza, che hanno trovato terreno fertile sul web. Eppure rispetto ad altre storie simili lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-29" href="http://www.beside.it/2012/05/facebook-acquista-instagram/instagram/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-29" title="instagram" src="http://www.beside.it/wp-content/uploads/2012/05/instagram-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La storia è più o meno sempre la stessa: la Silicon Valley, due trentenni geniali e determinati, giunti inevitabilmente (nelle biografie &#8216;a posteriori&#8217; di solito non la si può che vedere così) al successo grazie a genio, creatività e costanza, che hanno trovato terreno fertile sul web. Eppure rispetto ad altre storie simili lo scenario è decisamente cambiato, tanto che exploit di questo tipo sembravano decisamente impossibili in questo periodo storico.<br />
Kevin Systrom e Mike Krieger molto probabilmente sono nomi che non vi diranno nulla, ma altrettanto probabilmente molti di voi usano abitualmente Instagram sul proprio Smartphone. I due signori sopra citati sono i fondatori e le menti che stanno dietro il nuovo caso che ha recentemente scosso la rete. Instagram, un&#8217;applicazione che consente di scambiare ed editare immagini esclusivamente attraverso uno smartphone, nasce circa due anni fa con l&#8217;idea di diventare il Twitter della fotografia. Ed effettivamente la bontà dell&#8217;applicazione e il parterre de roi di padrini del progetto (diversi grandi finanziatori già protagonisti di simili casi di successo) trasformano l&#8217;idea di Systrom e Krieger in un immediato successo. Tanto che in soli due anni si è giunti all&#8217;acquisizione da parte di Facebook, che ha trasformato i due da geni potenziali a multimiliardari sulla cresta dell&#8217;onda. Nonostante ciò alcuni commentatori adombrano il rischio di trovarsi nuovamente di fronte ad una bolla speculativa, sulla scia di quanto accadeva a cavallo della fine del millennio (sembra un secolo fa&#8230;). Di sicuro c&#8217;è che Instagram è un&#8217;applicazione geniale e sempre più popolare, che ha saputo coniugare i punti di forza di Twitter e l&#8217;immediatezza comunicativa delle immagini. E quanto è successo è la riprova che, in presenza di idee e saperi, le possibilità di sfornare un prodotto di successo sono tutte lì. Soprattutto se si considera che, stando a quanto affermato da Systrom, l&#8217;azienda non ha speso un centesimo in marketing: &#8220;Un buon prodotto si vende da solo. Se si fabbrica un prodotto utile e bello, la gente lo compra&#8221;.  Troppo spesso, aggiungiamo noi, il marketing è la leva utile a vendere prodotti che non sono né belli né utili.</p>
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		<title>Come usare Twitter al meglio</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 08:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[Microblogging]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con più di un bilione di tweet per settimana, Twitter è ormai diventato uno dei più utilizzati luoghi virtuali deputati alla condivisione di pensieri, propositi, news. Aziende, politici, giornalisti, vip e persone comuni utilizzano Twitter per incontrare le proprie community di riferimento e raggiungere i propri scopi. Che siate degli esperti o dei novizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-17" href="http://www.beside.it/2011/04/come-usare-twitter-al-meglio/twitter/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17" title="twitter" src="http://www.beside.it/wp-content/uploads/2011/04/twitter-150x55.jpg" alt="" width="150" height="55" /></a>Con più di un bilione di tweet per settimana, Twitter è ormai diventato uno dei più utilizzati luoghi virtuali deputati alla condivisione di pensieri, propositi, news. Aziende, politici, giornalisti, vip e persone comuni utilizzano Twitter per incontrare le proprie community di riferimento e raggiungere i propri scopi. Che siate degli esperti o dei novizi ci sono alcune regole da seguire per migliorare i risultati della vostra presenza su questa piattaforma di microblog: eccone cinque.</p>
<p>1) <span style="color: #ff6600;"><strong>Siate &#8216;visuali&#8217;</strong></span>: quando si è a corto di parole, utilizzare immagini o video consente di essere efficaci coinvolgendo i propri follower ad un livello differente. Le immagini possono dire cose differenti e ad un differente livello di immediatezza su di voi e sulle vostre attività</p>
<p>2) <strong><span style="color: #ff6600;">Siate &#8216;fisici&#8217;</span></strong>: se lo scopo di Twitter è quello di connettere le persone, quale cosa migliore dell&#8217;informare i vostri follower sui vostri spostamenti e delle vostre attività offrendo magari a qualcuno l&#8217;occasione di incontrarvi?</p>
<p>3) <strong><span style="color: #ff6600;">Siate personali</span></strong>: permettete a chi vi segue di scoprire la passione che sta dietro alle vostre attività, offrite l&#8217;occasione di &#8216;dare un&#8217;occhiata&#8217; a ciò che sta dietro le quinte.</p>
<p>4) <strong><span style="color: #ff6600;">Siate &#8216;aperti&#8217;</span></strong>: uno dei modi migliori per coinvolgere realmente una community su Twitter è l&#8217;utilizzo del retweet, della citazione o della risposta al tweet di un follower.</p>
<p>5) <span style="color: #ff6600;"><strong>Siate preziosi</strong></span>: gli utenti di Twitter mirano ad ottenere valore in cambio della loro fedele attività di seguaci dei vostri tweet: fornire loro questo valore è il miglior modo per far funzionare le cose. Che siano offerte speciali, concorsi o informazioni esclusive il valore è tutto.</p>
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		<title>Quotidiani a pagamento: le scelte del New York Times</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 14:06:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[New York Times]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da anni gli esperti ammoniscono lettori ed editori sull&#8217;imminente morte dei quotidiani così come li abbiamo sempre intesi: un rassicurante insieme di pagine da sfogliare a casa o sul lavoro, a colazione o durante la pausa pranzo. Oggi però quegli stessi esperti iniziano a correggere il tiro: le edizioni cartacee non scompariranno, ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7" href="http://www.beside.it/2011/03/abbonamento-newyorktimes/giornali-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-7" title="giornali" src="http://www.beside.it/wp-content/uploads/2011/03/giornali.jpg" alt="" width="140" height="85" /></a>Da anni gli esperti ammoniscono lettori ed editori sull&#8217;imminente morte dei quotidiani così come li abbiamo sempre intesi: un rassicurante insieme di pagine da sfogliare a casa o sul lavoro, a colazione o durante la pausa pranzo. Oggi però quegli stessi esperti iniziano a correggere il tiro: le edizioni cartacee non scompariranno, ma non saranno più il principale o l&#8217;unico canale di diffusione. L&#8217;online è sempre più protagonista nelle scelte di tutti gli editori, con posizioni e strategie molto diverse fra loro.<br />
Si va da chi crede fermamente nella gratuità dei contenuti, posizione che trova nel Regno Unito la terra d&#8217;elezione, come nel caso di Guardian e Mail online (con l&#8217;eccezione del Times che dopo aver reso a pagamento tutti i conenuti del proprio sito ha visto il crollo dei visitatori passati da 3 milioni di utenti unici a 55mila abbonati!), a soluzioni ibride come quelle del nostro Sole24ore che propone alcuni contenuti gratis e altri a pagamento.<br />
Sembra questa la scelta del New York Times che da domani concederà ai propri visitatori un massimo di 20 accessi gratuiti per ogni mese, accessi oltre i quali i navigatori saranno posti di fronte ad un dilemma: abbandonare il sito o abbonarsi secondo diverse modalità (con costi a partire dai 15 dollari mensili).<br />
Francamente non so quali saranno gli sviluppi del canale &#8216;web&#8217; per i quotidiani di tutto il mondo, ma sono fermamente convinto che siamo di fronte a enormi cambiamenti riguardanti il modo in cui ci informiamo su quanto ci interessa o su ciò che semplicemente ci capita tra capo e collo: sono tante le fonti informative gratuite (tv, free press, siti vari, radio) ma se ho bisogno di approfondimenti di qualità sono disposto a pagare per averli.</p>
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