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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 04/05/2009 @ 19:48:19, in News, letto 1451 volte)
 Dopo anni di impasse dettata dal monopolista Google, l'ora del risveglio sembra arrivato anche per il settore della ricerca: dopo il progetto Kumo sta per vedere la luce anche Wolfram Alpha, il nuovo progetto di Steven Wolfram che aspira a diventare il primo motore di ricerca computazionale. Per spiegare cosia sia il calcolo computazionale Wolfram ricorre ad un semplice esempio: se ci viene chiesto quale sia la distanza della Terra dalla Luna noi saremo in grado di rispondere con un dato numerico che rappresenta una media di diverse misurazioni. La distanza fra i due corpi spaziali, infatti, non è costante, modificandosi ogni minuto di una distanza pari ad un miglio. Se chiedeste a Wolfram Alpha quale sia la distanza fra la Terra e la Luna il motore sarà in grado di comunicarvi esattamente la distanza nel momento in cui viene effettuata la richiesta.
Di Admin (del 04/05/2009 @ 19:12:24, in News, letto 1401 volte)
 Il dominio di Google nel campo della ricerca è ormai totale, da tempo lo stesso brand del motore di Mountain View è diventato quasi un sinonimo di motore di ricerca e, quindi, avevamo ormai perso le speranze. Ma alla fine qualcosa sta accadendo, meglio tardi che mai: nei prossimi giorni vedrà ufficialmente la luce il nuovo progetto di Microsoft, Kumo. Kumo è, di fatto, il successore di Live search che, francamente, non aveva raggiunto grandi risultati in termini di diffusione e utilizzo. La casa di Redmond pare comunque avere l'intenzione di fare le cose seriamente, tanto da aver preparato una campagna pubblicitaria da 100 milioni di dollari per il lancio di Kumo, previsto per la fine di maggio o inizio giugno. L'obiettivo è naturalmente quello di conquistare per gradi fette di mercato, aumentando al contempo le revenues dal settore della ricerca. Naturalmente non appena avremo maggiori notizie vi aggiorneremo sull'evento!
Di Admin (del 03/05/2009 @ 18:14:20, in News, letto 1531 volte)
Google sta testando nuove stringhe di ricerca: la notizia ha gettato nel panico diversi "webmarchettari". Il fatto è che in molti avevano configurato i propri software di web analysis sull'esistente, con il rischio che un eventuale modifica della stringa potesse determinare l'incapacità di discernere le parole chiave utilizzate dagli utenti per visitare i siti analizzati. In realtà sembra proprio che la direzione sia esattamente quella contraria: la stringa, così come presentata sul blog ufficiale di Google e riportata qui sotto, sembra fornire molti più parametri che quella attuale.
VECCHIA STRINGA http://www.google.com/search?hl=en&q=flowers&btnG=Google+Search
Nuova stringa http://www.google.com/url?sa=t&source=web&ct=res&cd=7&url=http%3A%2F%2Fwww.example.com%2Fmypage.htm&ei=0SjdSa-1N5O8M_qW8dQN&rct=j&q=flowers&usg=AFQjCNHJXSUh7Vw7oubPaO3tZOzz-F-u_w&sig2=X8uCFh6IoPtnwmvGMULQfw
Si noterà innanzitutto come la presunta nuova stringa sia molto più lunga della precedente e utilizzi più parametri: il parametro source indica che, probabilmente, potremmo capire se la visita arriva dal web, da blogsearch, dalla ricerca di immagini e così via, mentre il parametro cd potrebbe informarci sulla posizione del nostro link nella serp che poi ha generato la visita. Sembra comunque che la novità verrà introdotta in maniera graduale: per la serie "lo scopriremo solo vivendo".
Stando ad uno studio del Credite Suisse quest'anno i conti di Youtube volgeranno al rosso, profondo rosso. Secondo l'analisi la perdita prevista, che grava sulle spalle di Google, proprietario di Youtube, dovrebbe toccare i 470 milioni di dollari. Per alcuni la notizia potrebbe risultare piuttosto sorprendente, se consideriamo la notorietà assoluta di cui gode la più famosa piattaforma di condivisione di video al mondo. Il fatto è che il costo per tenere in piedi la baracca, in termini di banda e gigabyte di archivi necessari, è esorbitante, e il traffico generato non è in grado di ripagarsi con le revenue pubblicitarie. Come scrive Farhad Manjoo su Slate la banda non cresce sugli alberi e i pubblicitari non hanno molta voglia di vedere le proprie creatività pubblicate a fianco di video di qualità scadente o di dubbio gusto. Io porterei queste considerazioni alle estreme conseguenze: i pubblicitari non hanno voglia di investire i propri soldi in network privi di ogni controllo, con il rischio di vedere pubblicato il proprio costoso annuncio sulla pagina di un video in cui vengono mostrate le mutandine di qualche compiacente starlette di serie b. Oggi la pubblicità non si accontenta più di essere ospitata all'interno di contenitori altri, ma aspira a diventare contenuto essa stessa, concedendo poi, grazie ad una specie di moderno mecenatismo, spazio a contenuti compiacenti che non oscurino il brand o il prodotto reclamizzato. Non viviamo forse nel mondo in cui il prodotto tal dei tali ci presenta le previsioni del tempo in tv, o in cui le squadre di basket o i palazzetti dello sport cambiano il nome ogni anno a seconda dello sponsor che scuce i soldi?
Manjoo ci ricorda inoltre come la crisi di Youtube sia sorprendentemente simile a quella dei giornali: costi troppo elevati a fronte di incassi pubblicitari esigui. Ma la soluzione, la panacea per tutti i mali, non era la Rete? Naturalmente non sono a conoscenza delle situazioni economiche delle aziende che stanno dietro ai grandi social network che impazzano sempre più, ma a rigor di logica mi chiedo allora perchè Facebook non debba prima o poi incontrare le stesse problematiche: chi pagherà i costi sempre più esorbitanti per garantire che opinioni qualunque e contenuti privi di qualità possano restare in linea?
E' indubbiamente vero, Facebook e Youtube hanno cambiato il mondo, ma saranno abbastanza forti da essere in grado di passare dallo stato di 'next big thing' alla maturità? O scompariranno sotto i colpi dell'ennesimo sito rivoluzionario?
 Che il dominio di Google fra i motori di ricerca più utilizzati fosse assoluto lo si sapeva, ma i dati che arrivano dagli States dimostrano come la crescita della creatura di Mountain View prosegua senza intoppi. A marzo, dei 14,3 miliardi di ricerche effettuate dai navigatori americani, il 63,7% ha utilizzato Google, con una crescita dello 0,2% rispetto al mese precedente. Yahoo si attesta al 20,5% mentre Msn passa all'8,3%. Gli altri attori, in primis Ask.com e Aol, si dividono le briciole.
Di Admin (del 02/05/2009 @ 08:44:01, in News, letto 610 volte)
Molti di voi avranno notato qualcosa di decisamente nuovo sulle pagine delle SERP di Google: alcuni strani simboli sono comparsi a margine dei risultati di ricerca.
Si tratta di Wikisearch, attivo già da tempo oltreoceano, servizio che consente di personalizzare i risultati delle ricerche di Google secondo i propri gusti. Per ogni ricerca potete far salire in testa ai risultati il sito che gradite di più, eliminare quelli non pertinenti e inserire dei commenti che vi aiutino a ricordare le vostre impressioni nel caso di nuove ricerche identiche. In più è possibile visualizzare tutti i commenti degli utenti per ogni sito.
Ho navigato un po' per farmi un'idea di come gli internauti valutino questa novità: sicuramente un ulteriore trionfo del web 2.0, quello che mette al centro l'utente e non il sito. Sono parzialmente d'accordo: confesso infatti che questa tendenza mi preoccupa un po'. Uno dei fattori che hanno garantito il successo planetario del web è l'utilizzo di alcuni standard che, negli anni, hanno garantito che una nonna neozelandese, uno studente indiano e un manager italiano vedessero le stesse cose nello stesso momento. Da fornitore di servizi mi rendo conto che questa estrema personalizzazione dovrà accompagnata da un accrescimento della conoscenza dei mezzi che utilizziamo: senza conoscenza si rischia di aumentare la confusione negli utenti.
Di Admin (del 22/04/2009 @ 19:19:21, in News, letto 719 volte)
Oggi, 22 aprile 2009, Google mette ufficialmente a disposizione degli sviluppatori le API (Application Program Interface) di Google analytics: tralasciando le facili battute si tratta, in sintesi, della possibilità di accedere ai dati statistici senza dover transitare per la piattaforma ospitata online. Grazie a questo avvenimento sarà possibile modellare le feature della più famosa tra le piattaforme di web analytics alle più disparate esigenze, raggruppando e accorpando dati, modificando le visualizzazioni e via dicendo. Di sicuro qualcuno ha già pensato a come rendere ancora più facile e intuitiva la fruizione dello strumento soprattutto per quegli utenti che non hanno il tempo di formarsi in maniera adeguata. Se volete approfondire: :: www.goanalytics.info :: http://www.google.it/analytics
 Da qualche tempo sto seguendo con particolare attenzione quanto sta accadendo nel mondo della carta stampata: sono convinto che la crisi in cui si dibatte l'editoria , che riguarda tutti noi da vicino, sia un po' la cartina al tornasole per capire quale sarà il futuro dell'informazione in un mondo che cambia sempre più velocemente. In questo quadro la notizia della prossima chiusura dell'Ann Arbor News, quotidiano dell'omonima città del Michigan, pochi chilometri ad ovest di Detroit, costituisce un ulteriore tassello del mosaico. Il giornale, in realtà, non chiuderà del tutto i battenti, ma si trasferirà di fatto online: l'obiettivo, infatti, è quello di creare una vera e propria comunità che combini l'utilizzo delle nuove tecnologie e il legame dei cittadini alla propria realtà locale. Questa scelta arriva dopo inevitabili analisi economiche, ma anche in considerazione del fatto che il 92% dei cittadini di Ann Arbor possiede di fatto skill sufficienti a fruire di news online. La scommessa è chiara: legarsi ad una comunità locale molto radicata, diminuire i costi e mantenere gli introiti pubblicitari. Ma gli investitori come la penseranno? Saranno propensi a continuare ad investire anche sull'online o il giornale perderà inesorabilmente fatturato? Tutto questo non si tradurrà in una perdita di professionalità a livello editoriale e giornalistico? Confesso che, come molti di voi, non sapevo nulla di Ann Arbor e del suo quotidiano prima di scrivere questo articolo: ho letto la news su alcuni giornali americani e ho deciso di approfindire la cosa. Per questo ho iniziato dando un'occhiata al sito del giornale. La sorpresa consiste nel fatto che, oltre alle spiegazioni sulla decisione presa, non esistono altri tipi di contenuti disponibili. Non un articolo, un approfondimento, un trailer. Tabula rasa. Luglio è ancora lontano, ma una community non è una lampadina: l'impressione è che non basterà girare un interruttore sperando che tutto parta magicamente da zero. Una community si costruisce nel tempo, lentamente e non solo partendo da ragionamenti economici.
Di Admin (del 31/03/2009 @ 10:36:01, in News, letto 1478 volte)
 Investimenti pubblicitari in calo a gennaio 2009: rispetto allo stesso mese del 2008 la frenata si attesta ad un preoccupante -18,7% . Tutti i settori sembrano coinvolti in questo trend negativo, con l'unica eccezione del settore finanziario/assicurativo e di quello istituzionale. I media più in crisi appaiono le radio, -30,9%, e la stampa che fa segnare un -25,5%. In controtendenza il web: la pubblicità su internet nel nostro paese cresce infatti dell'1,8% con il traino del search advertising ad un +4,8%. Messa così l'analisi di questi dati sembrerebbe piuttosto semplice: crisi dei media tradizionali e tenuta, seppur con diminuzione della crescita, dei new media. Si hanno meno soldi da investire e forse si decide di destinarli dove gli investimenti necessari sono minori e le prospettive per il futuro più rosee.
Di Admin (del 31/03/2009 @ 10:08:31, in News, letto 1069 volte)
 Gmail, il servizio di posta targato Google, compie 5 anni. Per celebrare l'evento Google annuncia la disponibilità di Gmail labs per 49 paesi in tutto il mondo, naturalmente Italia compresa. Si tratta di una piattaforma che rende disponibili 40 strumenti di gestione del servizio che rendono Gmail più professionale o semplicemente più accattivante. Il servizio era disponibile fino ad oggi soltanto in lingua inglese.
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09/09/2010 @ 17.55.10
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