Crisi, Twitter chiude la sede italiana

Sarà anche new economy, ma a ben guardare, quando il gioco si fa duro, le soluzioni sembrano molto “old”: in seguito all’acuirsi di una crisi conclamata, falliti per ora i tentativi di vendita, Twitter decide di dare una sforbiciata ai costi, iniziando con la riduzione del personale.

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I primi a fare i conti con questa decisione sono i dipendenti italiani che, entro pochi giorni a quanto si apprende, verranno letteralmente lasciati a casa. Molto probabilmente i licenziamenti coinvolgeranno presto altri paesi (si vocifera di un prossimo coinvolgimento dell’Olanda).
La crisi di Twitter non è cosa nuova, come dimostrano da un lato il vistoso calo del valore delle azioni dell’azienda

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Fonte Google Finance

e dall’altro le difficoltà nel portare a termine una vendita che pure è stata preannunciata da parecchio tempo. Non che mancassero i potenziali acquirenti, dall’accoppiata Google/Microsoft, fino a  Apple e persino alla Disney/Fox. Ma quel che non poté il prezzo (un mucchio di soldi è dir poco) nello scorraggiare i compratori, poterono le ragioni stesse del deflagrare della crisi dell’uccellino più famoso del web (perlomeno di quello Safe For Work…).

  1. La crescita degli utenti ha decisamente segnato il passo (e la percentuale di quelli realmente engaged pure)
  2. La piattaforma su cui gira l’advertising su Twitter non è che sia proprio un granché
  3. Problemi di sicurezza e i competitor invece sono decisamente in aumento

Esistono poi altre ragioni specifiche che hanno fatto slittare l’affare: Google ad esempio, che sembrerebbe l’acquirente ideale per disponibilità economica e interessi strategici, in caso di acquisto di Twitter dovrebbe affrontare seriamente la legislazione in materia di Antitrust. Stessi problemi per il buon Zuckerberg, che pur sembrerebbe disporre di quel che a Twitter serve come ossigeno: una solida piattaforma pubblicitaria.

Di fronte a tutto questo la scelta di Twitter sono i tagli: a fine ottobre si è parlato di Vine, destinato alla chiusura, e del licenziamento di 300 dipendenti. Oggi si passa alla messa in pratica di queste pie intenzioni, con buona pace dei lavoratori. Vine, di fatto, è stato un investimento sbagliato, messo ko dall’azione combinata di Snapchat, Instagram & co. E in fondo si tratta di un agnello sacrificabile, considerando che tra le carte che restano in mano a Jeck Dorsey c’è pur sempre Periscope, sempre che si capisca come farlo monetizzare. Perché gira e rigira il problema è sempre quello.

Personalmente credo che i margini di crescita di Twitter siano ancora potenzialmente enormi, se l’azienda sarà in grado di invertire una china che si è fatta pericolosa, ma soprattutto se si porrà fine ad una sorta di immobilismo tecnologico che caratterizza Twitter più di ogni altra piattaforma social. Strano, perché di fatto era Twitter, per sua stessa natura, ad avere una specie di vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti per quanto concerne la penetrazione nel mondo mobile.

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