Sensazionalismo e cattivo tempo: la strana coppia del meteo online

La normalità non paga, poco ma sicuro. Perlomeno in ambito web. Uno dei settori che più sembrano adattarsi a questa massima è quello delle previsioni meteorologiche online, un mondo in cui le quantità di traffico sono in costante crescita, tanto che i visitatori meteo oriented costituiscono una fetta rilevante dell’intero comparto delle news legate al web. Sono lontani gli anni in cui le previsioni venivano affidate a compassati ufficiali dell’aeronautica, che peraltro erano dotati di strumenti infinitamente inferiori a quelli su cui il settore, grazie allo sviluppo tecnologico, può contare oggi. Strumenti che, come gran parte della tecnologia, sono accessibili anche a comuni mortali, cacciatori di uragani o semplici appassionati di meteorologia che, tutti insieme online, costituiscono un gran bel mercato di nicchia, ma non troppo.

I DATI DI BEM RESEARCH
BEM  è un acronimo che sta per Big Data Economics & Web Marketing, una startup che si occupa di dati statistici riguardanti diversi settori online: tra i diversi  report forniti vorrei segnalare l’analisi dei migliori brand online nel settore “editoria e news online”, analisi mensile che prende in considerazione i migliori 30 brand che ottengono le migliori performance online. L ’analisi prende in considerazione i seguenti 30 brand: 3bmeteo, Ansa, Arpa Veneto, Consorzio Lamma, Corriere Canadese, Corriere del Ticino, Corriere della Calabria, Corriere della Sera, Corriere dell’Adriatico, Corriere delle Alpi, Corriere dell’Irpinia, Corriere dello Sport, Corriere dell’Umbria, Corriere di Como, diretta.it, direttagoal.it, direttasport24.com, Gazzetta dello Sport, Il Messaggero, Il Post, ilmeteo.it, ilmeteo.net, ilsussidiario.net, International Business Times, La Repubblica, La Stampa, Libero Quotidiano, Mediaset, Meteo Aeronautica, Meteo Italia, Meteo Trentino, meteo.it, R101, Radio 24, Radio Popolare, Rai, RDS, Sky, Tuttosport.
Immagino salti subito agli occhi che 8 siti su 30 (evidenziati) si occupano di meteorologia: più o meno uno ogni 4. Una bella cifra, non c’è che dire. Che corrisponde a diversi milioni di visitatori unici. Sarebbe poi interessante verificare quanto del traffico degli altri brand sia imputabile a ricerche meteo, nelle apposite sezioni di ogni testata, dato che non è nelle nostre disponibilità, ma che andrebbe sicuramente ad incrementare l’incidenza sul totale. Tornando all’analisi, i siti sono analizzati secondo alcuni valori: trend ricerca, visibilità, velocità e usabilità, che concorrono a generare un punteggio da 0 a 100 per ogni testata. I dati inerenti luglio 2016 danno Repubblica.it al 1° posto, con 48,4 punti indice, seguita da ilmeteo.it a 43,4, che precede illustri siti quali La Gazzetta Sportiva o l’Ansa.
La galleria sottostante riporta la homepage (o estratti dalla home) di ciascuno degli 8 siti evidenziati nel momento in cui sto scrivendo il presente articolo, alle 15 del 3 agosto 2016.

Qui non voglio discutere di navigabilità, usabilità, né di aspetti inerenti il web design o di Seo in senso strettamente tecnico, quanto analizzare il modo in cui determinati contenuti vengono presentati ai lettori. Quelli che 3bmeteo definisce forti temporali previsti per venerdì 5 agosto, e che su altri siti sono evidenziati solo dalle carte meteo, su ilmeteo.it vengono veicolati da titoli altisonanti (“Colpi di scena”), umanizzazioni degli eventi atmosferici (arrivano Circe e Troy), utilizzo di termini appartenenti all’area semantica dei disastri (“blocco dell’estate con il ciclone Circe”, “nubifragi”, “estate ko”), con un finale dedicato a previsioni futuristiche e piuttosto inquietanti sull’inverno che ci attende. Naturalmente non ci si può esimere dal notare che quelli citati sono i contenuti del sito maggiormente visitato e più noto tra quelli analizzati. Altrettanto chiaro che quella relativa ai contenuti odierni  possa essere un’analisi scarsamente rappresentativa della realtà, basata su un campione assolutamente non rappresentativo dei contenuti che, quotidianamente, vengono pubblicati. Ecco quindi una piccola galleria di prime pagine (o di porzioni di prime pagine) passate da ilmeteo.it, che evidenziano come il ricorso alle strategie sopra descritte sia piuttosto abituale, tanto da definirla una linea editoriale.

Chiariamo subito che questo fenomeno sul web è ben noto (già abbondano i siti che stigmatizzano questa linea editoriale) e molto ha a che fare con la qualità dell’informazione in generale, soprattutto quando questa si muove in territori pericolosamente legati alle emozioni e alle paure di noi tutti, dal terrorismo all’immigrazione, dalla crisi finanziaria a quella dell’economia. Ma a me sembra che l’analisi di quanto accade nel mondo del meteo online sia un’ottima cartina al tornasole che ci parla di noi, del modo in cui ci informiamo, di quel che cerchiamo da un’informazione (o di quello che nasconde una banale informazione): approfondimento o emozioni? Saperne di più ai fini di personale conoscenza, o utilizzare le informazioni da spendere in qualche modo all’interno di una community? Quanti di noi saranno in felice attesa del prossimo weekend polare e quanti proverebbero (e condividerebbero) le stesse emozioni infantili se si trattasse invece di un repentino abbassamento delle temperature? E quante delle nostre azioni sono più prevedibili e indirizzabili se dettate da emozioni facilmente manipolabili?
Tralasciamo tentazioni complottistiche, ma l’aspetto inerente il meteo che rischia di complicare la situazione è il fatto che tratti di tematiche che hanno a che fare con il “pubblico servizio”, con la sicurezza di noi tutti: ci sono casi in cui una previsione meteo corretta può salvare vite umane (e casi in cui previsioni e comportamenti scorretti possono essere anche legalmente sanzionati, come dimostra il processo all’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, proprio relativo alla gestione dell’ultima emergenza alluvione nel capoluogo ligure). Fare meteo quindi comporta un’utilità sociale e una grande responsabilità: è giusto lasciare la gestione di un intero settore all’autoregolamentazione del mercato? Se informare su tematiche meteo è una responsabilità, chi se la assume, anche legalmente, in caso di eventuali errori? Insomma, stiamo solo giocando, o dietro c’è qualcosa di più importante?
Sono alcune delle domande che ho il piacere di girare a Gianfranco Saffioti, presidente di Limet, l’associazione ligure di meteorologia che, oggi, fornisce tra i più accurati ed apprezzati servizi meteo ad una comunità composta di appassionati, privati cittadini e media locali (un servizio che, detto fra noi, può contare su una media superiore ai 100mila utenti unici mensili, in una regione di un milione e mezzo di abitanti).

Ciao Gianfranco, l’analisi fin qui tratteggiata ti sembra sensata e pertinente? Come siamo arrivati a questo tipo di situazione?

L’analisi descritta rappresenta, purtroppo, lo scenario a cui siamo abituati, ormai da tempo, a convivere e condividere con una larga fetta dei nostri utenti e dei nostri interlocutori.
L’informazione “mordi e fuggi”, il titolo ad effetto, l’acchiappa clic e il sensazionalismo che molto spesso non riesce neppure a distinguersi dal cosiddetto “fake” o “bufala” che dir si voglia, ha contaminato, ormai da anni, anche il mondo della meteorologia.
Il nostro paese, sotto la spinta emotiva e del bisogno di una migliore organizzazione dei soccorsi a seguito del disastroso terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, si dotò, da lì a poco, di un sistema di Protezione Civile Nazionale che potesse garantire ad ogni livello e per ogni situazione di emergenza quella efficienza di intervento necessaria ad affrontare situazioni come quella appena citata.
Nei primissimi anni 90, oltre all’opera di soccorso, alla Protezione Civile venne affidato anche il compito di prevenzione e previsione, mediante l’istituzione dei Centri Funzionali regionali (Arpal in Liguria), tra i cui ruoli fondamentali spiccava quella del monitoraggio e della sorveglianza meteorologica in tempo reale.
Un compito fondamentale e vitale che sino a pochi anni fa era praticamente sconosciuto alla stragrande maggioranza della popolazione. E mentre a livello nazionale l’informazione meteorologica era affidata totalmente all’Aeronautica Militare, a livello regionale erano le varie Arpa che avevano l’onere di fornire una previsione maggiormente accurata per il proprio territorio di competenza e a gestire, anche tramite il sistema di allertamento, le varie situazioni di criticità.
La grande rivoluzione, come in tanti altri campi, si manifestò con l’avvento di Internet, dove migliaia di appassionati di meteorologia scoprirono improvvisamente di non essere “soli” e cominciarono a condividere passione, dati, conoscenze e osservazioni.
E mentre a livello istituzionale, come spesso accade, si rimase fermi al palo, con una scollatura disarmante tra centralità nazionale, enti regionali, responsabilità comunali e, ancor peggio, popolazione, gli appassionati internauti di meteorologia si organizzavano e, come accaduto per la nostra Associazione, diedero vita a comunità di approfondimento che offrivano un servizio nettamente migliore, efficace e in tempo reale delle stesse istituzioni.
Contemporaneamente a tutto ciò si svilupparono siti di pseudo informazione che, fiutato il grande businnes della meteorologia che andava a braccetto con il devastante aumento della frequenza di eventi estremi e calamitosi, hanno creato fortune economiche basate sostanzialmente  sull’emotività e sul crescente bisogno del mordi e fuggi quanto più strillato e sensazionale.
Tutto ciò che ne consegue è ben spiegato dal suo approfondimento di questo articolo, anche se, è mio dovere ricordarlo, in questi lunghi anni di lavoro all’interno di Limet ho sempre creduto che un buon servizio meteorologico, di sorveglianza e di monitoraggio condiviso  e partecipativo sarebbe non solo molto più utile di quanto avvenuto sino ad oggi, ma toglierebbe linfa vitale ai vari siti “spazzatura” orientati esclusivamente al rendiconto di fine anno che ad un vero sistema di informazione e prevenzione.
Resto dunque fiducioso, i risultati ottenuti da Limet in Liguria e da altre Associazione come la nostra a spasso per l’Italia, rappresentano una speranza, sebbene il cammino sia ancora lungo e le battaglie intraprese per smuovere le istituzioni a non restare ancorate alla politica e ad un sistema ormai vetusto sono innumerevoli. Occorre prendere esempio dalle migliaia di cittadini che, con la sola passione, hanno creato un sistema efficace, collaudato, credibile e soprattutto utile.
Portare avanti il concetto di Resilienza, dove istituzioni e cittadini collaborano tutti insieme con le migliori risorse possibili per affrontare i sempre più frequenti periodi di criticità meteo-climatica significa anche eliminare o abbassare drasticamente eventuali responsabilità penali, perché come affermo ormai da anni, una previsione la si può anche sbagliare, ma la sorveglianza e il monitoraggio in tempo reale assolutamente no, e deve tendere ad abbassare ai minimi termini ogni livello di rischio per cose e soprattutto persone.
Insomma, anche se gli investimenti in campo meteorologico non sono così importanti come forse ci si aspetterebbe, credo che i cittadini, come accaduto in Liguria tramite la nostra organizzazione, possano compensare in parte le gravi carenze organizzative istituzionali e possano incanalare il bisogno di informazione puntuale e corretta quando effettivamente occorre.
I segnali che ricevo negli ultimi anni sono incoraggianti, e sebbene certe “app”  vivono e sono consultate quotidianamente dalla stragrande maggioranza dei possessori di smartphone, nei momenti critici, quando serve veramente la fonte consultata è quella giusta.
Concludendo, resto convinto che fa più danni l’immobilismo e la non organizzazione istituzionale, che gli strilloni di tutti i giorni!

L’ultima parte di questo articolo  è dedicata all’analisi del traffico di Limet e alla presentazione dei risultati di due ricerche indipendenti.
Per quanto riguarda le statistiche di Limet l’obiettivo non è tanto quello di valutare strategie e performance di un sito che, al di là di ogni dubbio, rappresenta il più importante soggetto non istituzionale della regione Liguria in ambito meteo, quanto di provare a tratteggiare le caratteristiche del traffico generato in questo settore, convinti che questi dati possano dirci molto su come e cosa cerchi oggi chi si interessa al meteo.
Metodo
Abbiamo analizzato un anno di traffico del sito, tra il luglio 2015 e l’agosto di quest’anno, utilizzando i dati forniti da Google analytics: al di là delle valutazioni riguardanti le strategie del sito qui non trattate (bontà dell’ottimizzazione, investimento sui social, incidenza sul traffico di iniziative una tantum, o di attività extra web), siamo alla ricerca di pattern, modelli attorno cui il traffico dia la sensazione di organizzarsi.

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Questo il dettaglio del traffico dell’ultimo anno, mese per mese (i dati iniziano con l’agosto 2015 e terminano a luglio 2016), con riferimento a Sessioni complessive, Visitatori nuovi (unici), Referral, Traffico organico e traffico da social network.

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E questo un grafico che riporta i dati relativi a referral, ricerca organica e social

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Risulta evidente come il picco di traffico venga raggiunto tra gennaio e febbraio, i mesi invernali per eccellenza, mentre il punto più basso dell’anno viene raggiunto piuttosto sorprendentemente a dicembre 2015, mese che genera meno traffico addirittura rispetto ad agosto. L’ipotesi è che il dato di dicembre sia falsato da eventi non dipendenti dal traffico in sé, mentre i numeri relativi a gennaio e febbraio confermerebbero un’interesse maggiore del pubblico registrabile durante i periodi in cui il cattivo tempo è più frequente, in cui gli eventi meteo si fanno in un certo senso più estremi. Teoria che sembra poter trovare conferma in alcuni picchi di traffico riscontrabili nel corso degli altri mesi, in apparente corrispondenza con previsioni di eventi fuori dall’ordinario (generalmente cattivo tempo).

Introduciamo in conclusione della presente analisi alcuni dati che ci vengono forniti da due ricerche internazionali riguardanti l’inflenza del meteo su vendite tradizionali e sull’e-commerce
Il presente grafico, che accompagna una ricerca di Tradedoubler risalente al 2014 (ma non risultano evidenze che la contraddicano a due anni di distanza dalla pubblicazione), mostra come le vendite nei negozi tradizionali diminuiscano all’aumentare delle “ore di sole” e viceversa: le vendite aumentano in presenza di cattivo tempo.

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Allo stesso modo una ricerca targata Rakuten (relativa ad un campione di consumatori in tre città francesi, Parigi, Lione e Marsiglia), azienda giapponese specializzata in e-commerce, mostra come all’aumentare dei giorni di pioggia aumentino anche vendite e conversioni dei siti e-commerce.

rakuten

In sintesi, sia per quanto concerne più specificamente il settore del meteo online, che per quanto riguarda il settore delle vendite tradizionali e di quelle online, sembrerebbe che il cattivo tempo paghi

I dubbi…
Se queste sono le premesse, non può accadere che lasciare che sia  il libero mercato  a gestire l’informazione meteorologica ne alteri in qualche in qualche modo l’obiettività? Non può accadere che gli spazi pubblicitari durante eventi estremi o in periodi difficili siano più appetibili, più redditizi e influenzino toni e contenuti? Che i gestori di siti di grande importanza, quali quelli sopra riportati, siano tentati di “forzare la mano” in modo da monetizzare le tendenze che sembrano risultare da queste  diverse analisi? Se il cattivo tempo e il sensazionalismo pagano, non rischiamo che un intero settore perda scientificità e obiettività alla ricerca di maggior traffico e, conseguentemente, di maggiori introiti pubblicitari?

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