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Il New York Times online a pagamento

Da anni gli esperti ammoniscono lettori ed editori sull’imminente morte dei quotidiani così come li abbiamo sempre intesi: un rassicurante insieme di pagine da sfogliare a casa o sul lavoro, a colazione o durante la pausa pranzo. Oggi però quegli stessi esperti iniziano a correggere il tiro: le edizioni cartacee non scompariranno, ma non saranno più il principale o l’unico canale di diffusione. L’online è sempre più protagonista nelle scelte di tutti gli editori, con posizioni e strategie molto diverse fra loro.
Si va da chi crede fermamente nella gratuità dei contenuti, posizione che trova nel Regno Unito la terra d’elezione, come nel caso di Guardian e Mail online (con l’eccezione del Times che dopo aver reso a pagamento tutti i conenuti del proprio sito ha visto il crollo dei visitatori passati da 3 milioni di utenti unici a 55mila abbonati!), a soluzioni ibride come quelle del nostro Sole24ore che propone alcuni contenuti gratis e altri a pagamento.
Sembra questa la scelta del New York Times che da domani concederà ai propri visitatori un massimo di 20 accessi gratuiti per ogni mese, accessi oltre i quali i navigatori saranno posti di fronte ad un dilemma: abbandonare il sito o abbonarsi secondo diverse modalità (con costi a partire dai 15 dollari mensili).
Francamente non so quali saranno gli sviluppi del canale ‘web’ per i quotidiani di tutto il mondo, ma sono fermamente convinto che siamo di fronte a enormi cambiamenti riguardanti il modo in cui ci informiamo su quanto ci interessa o su ciò che semplicemente ci capita tra capo e collo: sono tante le fonti informative gratuite (tv, free press, siti vari, radio) ma se ho bisogno di approfondimenti di qualità sono disposto a pagare per averli.

1 comment to Quotidiani a pagamento: le scelte del New York Times

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